Torino, Askatasuna e la violenza usata contro il diritto di manifestare

Torino, Askatasuna e il rischio di criminalizzare le piazze

Gli scontri avvenuti a Torino durante le manifestazioni legate ad Askatasuna impongono una riflessione che non può essere ridotta a slogan o semplificazioni. Da un lato, la violenza di un gruppo ristretto di manifestanti va condannata senza ambiguità. Dall’altro, è necessario ribadire con forza che la quasi totalità della piazza era pacifica e stava esercitando un diritto costituzionale.

Confondere episodi isolati con l’intera mobilitazione significa costruire una narrazione funzionale a un obiettivo preciso: delegittimare il dissenso e preparare il terreno a nuove restrizioni del diritto di manifestare.

La storia recente insegna che ogni volta che la violenza diventa il centro del racconto, il risultato non è maggiore sicurezza, ma minore libertà. Le norme emergenziali finiscono per colpire chi manifesta pacificamente, non chi cerca lo scontro.

Il diritto di protesta non è una concessione dello Stato, ma un pilastro della democrazia. Usare ciò che accade ai margini delle piazze come pretesto per limitarlo rappresenta un pericoloso arretramento civile.

Condannare la violenza è doveroso.
Strumentalizzarla per comprimere i diritti lo è molto meno.

La sfida è tenere insieme due principi non negoziabili: rifiuto della violenza e difesa della libertà di manifestare. Separarli significa fare un favore a chi vuole un Paese più silenzioso e meno democratico.

Non lasciarla invisibile

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