Migranti: il mare restituisce corpi tra Calabria e Sicilia, tragedia ignorata

Negli ultimi giorni, lungo le coste di Calabria e Sicilia, il mare ha restituito decine di corpi umani — vittime di traversate migratorie e naufragi mai registrati ufficialmente — in seguito alle mareggiate causate dal ciclone Harry.

I cadaveri rinvenuti tra Pantelleria, Trapani, Marsala, Tropea e Paola sembrano testimoniare l’ennesimo episodio di una tragedia endemica: il Mediterraneo centrale è tra le rotte più pericolose al mondo, dove barche sovraccariche e condizioni meteorologiche estreme trasformano la ricerca di una vita migliore in una condanna a morte.
L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni segnala numeri impressionanti di morti in mare nei primi mesi del 2026, mentre ONG e associazioni denunciano che la maggior parte dei naufragi sfugge anche alle statistiche ufficiali.

La mancata creazione di vie di accesso sicure e l’assenza di una politica europea coerente di soccorso umanitario rendono questa crisi prima di tutto una questione di responsabilità politica. Il Mediterraneo non può continuare ad essere un “cimitero liquido” senza che l’Europa si interroghi sulla propria credibilità e sui suoi tanto decantati valori.

Non lasciarla invisibile

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