Un volo che rappresenta la fine di un incubo e l’inizio di una nuova vita. Giovedì 14 maggio, l’aeroporto di Fiumicino ha accolto 131 persone rifugiate provenienti dalla Libia. Un’operazione salvavita resa possibile dal nuovo corridoio umanitario promosso da UNHCR insieme ad Arci, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) e Comunità di Sant’Egidio, sotto l’egida dei Ministeri dell’Interno e degli Affari Esteri.
Le persone messe in salvo scappano da guerre civili, persecuzioni sistemiche e violenze in Paesi lacerati come Sudan, Palestina, Somalia, Eritrea e Repubblica Democratica del Congo.
In Libia, la loro condizione di vulnerabilità era estrema. Ora, 33 di loro troveranno ospitalità nella rete dei Circoli Rifugio Arci, un progetto sostenuto dall’8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.
Dal 2021, questa sinergia ha garantito un percorso sicuro a 380 richiedenti asilo in 21 città italiane, dimostrando che un’alternativa alle rotte illegali esiste già.
I corridoi umanitari rimangono una delle pochissime risposte legali e sicure alla crisi dei visti e alla chiusura delle frontiere europee. Mentre il dibattito politico si concentra sui respingimenti e sulla militarizzazione dei mari, la cooperazione tra terzo settore, realtà religiose e istituzioni dimostra che la gestione dei flussi migratori può basarsi sul rispetto del diritto internazionale e della dignità umana.