Il paradosso del 2026: calano gli arrivi, ma aumentano i morti in mare

NAPOLI – “Meno arrivi non significa meno tragedie”. È il monito lanciato da don Mattia Ferrari, cappellano diMediterranea Saving Humans, a commento degli ultimi dati OIM che registrano 545 morti o dispersi nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno (per i dati aggiornati sui numeri delle migrazioni consulta la nostra pagina dedicata). Nonostante una flessione statistica degli sbarchi rispetto allo scorso anno, la mortalità sulla rotta centrale è in drammatico aumento.
Molte imbarcazioni spariscono nel nulla senza lasciare traccia, i cosiddetti “naufragi fantasma“, mentre chi viene intercettato finisce spesso per essere riportato nei lager libici.


La diminuzione degli arrivi è dunque il risultato di una politica di respingimento e deterrenza che non ferma le partenze, ma aumenta il rischio di morte.

L’analisi di don Mattia evidenzia come la narrazione politica dei “numeri in calo” nasconda una realtà di violenza e omissione di soccorso. “Secondo le stime di Mediterranea, solo durante il ciclone Harry di gennaio i dispersi potrebbero essere stati oltre mille, cifre che non entrano nelle statistiche ufficiali ma che pesano come macigni sulla coscienza dell’Europa“.

Non lasciarla invisibile

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