CASERTA – Parlare di Oscar Schmidt a Caserta non significa evocare un semplice atleta e la sua maglia n. 18 (mai più assegnata a nessu altro cestista), ma richiamare un’identità collettiva. Oscar, arrivato dal Brasile nel 1982, non ha solo segnato 13.957 punti con la maglia della Juvecaserta; ha segnato l’inizio di un’epoca in cui “lo straniero”, diventava il leader indiscusso di una comunità che cercava riscatto. In quegli anni, Caserta non era conosciuta per le cronache giudiziarie, ma per la magia di un uomo capace di fare canestro da ogni posizione.
La sua storia è la storia dell’integrazione: intesa non come processo burocratico, ma come incontro di anime. Oscar ha pianto, gioito e sofferto con i casertani, rifiutando persino la NBA per restare fedele a quella che considerava la sua vera casa. In un’epoca di muri e respingimenti, la parabola di Schmidt ci ricorda che il talento e l’umanità non hanno passaporto.