La tavola è apparecchiata, il vino è già aperto. Qualcuno ha acceso la televisione in sottofondo. «Io non sono razzista, però…». La frase cade tra l’antipasto e il primo, senza fare rumore. Nessuno risponde subito.
«Succede sempre così», dice Chiara, 38 anni, mediatrice culturale. «Natale tira fuori frasi che durante l’anno restano sospese». Lo dice mentre passa il pane. «Poi si mangia e si va avanti».
“Aiutiamoli a casa loro”
La frase arriva puntuale, detta con tono pacato. «Aiutiamoli a casa loro». Paolo, 61 anni, la pronuncia come fosse una soluzione pratica. Di fronte a lui, Samuel ascolta in silenzio. Vive in Italia da cinque anni, lavora come magazziniere.
«Io casa non ce l’ho più», dice dopo un attimo. Non alza la voce. «Quella è bruciata». Poi prende il bicchiere e beve. La conversazione cambia direzione. Nessuno replica.
“Ma quanti siete ormai?”
La domanda arriva come una curiosità neutra. «Ma quanti siete ormai?». È detta senza ostilità, quasi con interesse statistico. A farla è una zia, che serve il secondo.
Aisha sorride appena. «Non li ho contati», dice. È arrivata l’anno scorso, studia italiano. «So solo che qui oggi siamo in dodici». Indica la tavola. La zia ride, un po’ imbarazzata. Si passa al dolce.
“Prima gli italiani”
Qualcuno lo dice a bassa voce, come una constatazione ovvia. «Prima gli italiani». Marco, 45 anni, volontario in una mensa, appoggia la forchetta. «Alla mensa non funziona così», dice. «Mangia chi arriva».
Non è una replica polemica. È un’informazione. La frase resta lì, senza risposta.
Frasi che sembrano innocue
Molte delle cose che si dicono a Natale sui migranti non nascono da rabbia, ma da abitudine. Sono frasi sentite altrove, ripetute senza pensarci troppo. A tavola diventano più pesanti, perché qualcuno è lì ad ascoltarle.
«Il problema non è sbagliare parola», dice Chiara. «È non accorgersi che davanti hai una persona».
Dire meno, ascoltare di più
Il pranzo finisce. Qualcuno sparecchia, qualcuno accende un caffè. Le frasi dette restano sospese, come l’odore del cibo nella stanza.
Forse il Natale non è il momento giusto per grandi discussioni. Ma può essere quello giusto per fare attenzione alle parole. O, almeno, per capire quando è meglio non dirle.
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