Il primo Natale lontano da casa

La vigilia cade di mercoledì. Fuori piove, le strade sono già semivuote. In cucina l’acqua bolle piano, senza fretta. «Stasera mangio riso», dice Laila, 22 anni, arrivata in Italia da tre mesi. Vive in una stanza condivisa con altre due ragazze. «È quello che so fare».

È il suo primo Natale lontano da casa. Non c’è nostalgia ostentata, solo un’attenzione diversa alle cose. «Qui il Natale è ovunque», dice. «A casa no. Ma mi manca lo stesso».

Giornate normali, date diverse

Il primo Natale lontano da casa non ha quasi mai la forma della festa. È una data che pesa più delle altre, ma si attraversa come un giorno qualsiasi. Si lavora, si studia, si aspetta.

In un appartamento condiviso da universitari, Marco prepara un piatto di pasta alle nove di sera. Viene dalla Sicilia, studia al Nord. «Torno quando posso», dice. «Quest’anno no». I suoi coinquilini sono partiti tutti. «La cucina è silenziosa. È strano, ma passa». Non parla di sacrificio. «Succede», dice soltanto.

Chiamate brevi, fusi orari

Nel centro di accoglienza, il telefono è l’oggetto più usato della giornata. Si chiamano famiglie, amici, fratelli. Le conversazioni sono brevi, spesso disturbate. «Meglio sentirsi poco che non sentirsi», dice José, 35 anni, arrivato dal Venezuela.

«A casa stanno cucinando», racconta. «Io mangio dopo». Mostra una foto ricevuta poco prima. Non la commenta. «Domani lavoro».

Il primo Natale lontano da casa non è sempre triste. È soprattutto sospeso. Un equilibrio provvisorio tra ciò che si è lasciato e ciò che ancora non c’è.

Stare, senza appartenere

C’è chi prova a ricreare un rituale. Un dolce condiviso, una musica, una decorazione improvvisata. Ma per molti il primo Natale è fatto di presenza discreta, di osservazione.
«Qui la gente festeggia molto», dice Laila. «Io guardo». Non lo dice con invidia. È un modo per prendere tempo.

Dopo

Il giorno dopo è il 26. Le città ripartono lentamente. Per chi è lontano da casa, la data perde importanza in fretta. «È passato», dice Marco. «Come tutto».

Il primo Natale lontano da casa non lascia grandi ricordi. Lascia una misura. Di distanza, di adattamento, di ciò che serve per restare. Anche senza festa.

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Non lasciarla invisibile

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